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27/03/2020 Coronavirus: D.L. 25 marzo 2020. Altre misure urgenti sulla tipologia di provvedimenti da adottare

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 79 di ieri 25 marzo 2020sera è stato pubblicato in GU il Decreto Legge 25 marzo 2020 n. 19 (allegato)


Precisiamo subito che il DL, questa volta,  non contiene misure dirette per le imprese ma,  anche alla luce dei numerosi provvedimenti adottati per contrastare l’emergenza,  ha l’obiettivo di razionalizzare la tipologia e il procedimento di adozione da parte dello Stato, e quindi riporta un elenco  delle misure adottabili, che riprende, in sostanza, quelle previste dai diversi provvedimenti successivi alla dichiarazione dello stato di emergenza, misure cha vanno ad incidere su una serie di limitazioni a libertà e diritti costituzionalmente garantiti (es. libertà di circolazione, soggiorno ed espatrio, libertà di riunione, di culto e di insegnamento, libertà di iniziativa economica, diritto all'istruzione). 
 
Il DL disciplina poi il procedimento di adozione delle misure restrittive, che individua nel DPCM lo strumento cardine, accompagnato da una serie di consultazioni necessarie a livello ministeriale e regionale, nonché dalla consultazione del Comitato tecnico-scientifico istituito presso la Protezione Civile. 

Inoltre, al fine di coordinare gli interventi di contenimento ai vari livelli istituzionali e amministrativi (Stato, Regioni e Comuni), consente alle Regioni di adottare, nell'ambito delle loro competenze, nelle more dell’adozione dei DPCM e con efficacia limitata fino a tale momento, misure ulteriormente restrittive, tra quelle tipizzate dal DL, ma solo in relazione a specifiche situazioni sopravvenute di aggravamento del rischio sanitario. In ogni caso, i provvedimenti regionali non possono incidere sulle attività produttive e su quelle di rilevanza strategica per l’economia nazionale, salvaguardando così l’uniformità delle misure di contenimento che limitano o addirittura precludono tali attività. 

Ai Sindaci viene preclusa la possibilità di adottare ordinanze in contrasto con le misure statali. 


Tra le misure di particolare interesse per le attività economiche, indicate nell’art. 1 del Decreto Legge, si evidenziano:

- il comma 2, lettera o) recante la possibilità di disporre o di affidare alle competenti autorità statali e regionali la limitazione, la riduzione, la sospensione o la soppressione di servizi di trasporto di merci; -

 il comma 2, lettera z) recante la limitazione o la sospensione di altre attività d’impresa o professionali, con possibilità di esclusione dei servizi di pubblica necessità previa assunzione di protocolli di sicurezza anti-contagio e, laddove non sia possibile rispettare la distanza di sicurezza interpersonale predeterminata e adeguata a prevenire o ridurre il rischio di contagio come principale misura di contenimento, con adozione di adeguati strumenti di protezione individuale;

- il comma 2, lettera hh) recante l’eventuale previsione di esclusioni dalle limitazioni alle attività economiche di cui al presente comma, con verifica caso per caso affidata a autorità pubbliche specificamente individuate;

- il comma 3, recante la possibilità di imporre lo svolgimento delle attività non oggetto di sospensione in conseguenza dell’applicazione di misure di cui all’articolo 1, ove ciò sia assolutamente necessario per assicurarne l’effettività e la pubblica utilità, con provvedimento del prefetto assunto dopo avere sentito, senza formalità, le parti sociali interessate.

Viene riconosciuta inoltre la possibilità che i Presidenti delle Regioni adottino ordinanze sul proprio territorio o su una parte di esso, esclusivamente nell’ambito delle proprie competenze e senza incidere sulle attività produttive e di quelle a rilevanza strategica nazionale, contenenti una o più misure del suddetto elenco modulandone l’applicazione in modo più restrittivo sulla base di un aggravamento del rischio sanitario

Continuano ad applicarsi nei termini originariamente previsti le misure già adottate con i DPCM 8 marzo 2020, 9 marzo 2020, 11 marzo 2020 e 22 marzo 2020 per come ancora vigenti alla data di entrata in vigore del DL 25 marzo. Le altre misure, ancora vigenti alla stessa data, continuano ad applicarsi nel limite di ulteriori dieci giorni.

 
 
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