immagine covid    Nella nuova sezione COVID-19, creata appositamente per agevolare le imprese in questo particolare periodo, sono  raccolte  le informative AMIS sulle varie materie, soprattutto rifiuti, ma anche su lavoro, sicurezza, sanità, trasporti, fisco, agevolazioni e finanziamenti..ecc, relative alle novità normative e  provvedimenti del Governo e Regioni emanati per far fronte all’emergenza epidemiologica.

Per accedere a "Emergenza Coronavirus provvedimenti del Governo, Decreti legge, Ordinanze regionali e Protezione civile" su  http://www.regioni.it/home/coronavirus-leggi-e-ordinanze-2552/  


 lavori in corso   

 Le imprese di gestione rifiuti, che svolgono "attività di pubblico interesse”, a lavoro durante e per l'emergenza Covid-19

 I video delle aziende associate sul seguente link Youtube:

 https://www.youtube.com/channel/UC0GlwsFN0_3l7Bvn2oosUNg 


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                                      COMUNICATI STAMPA 

                                             

 

Enrico Iesari, Presidente AMIS:

il no agli impianti induce un turismo dei rifiuti dannoso per l’economia e per i cittadini 

L’Associazione delle imprese di gestione rifiuti (AMIS) punta il dito sulla piaga dello spostamento dei rifiuti all’estero:

“La mancanza di impianti non consente di gestire i rifiuti come risorsa per il nostro territorio generando un’economia circolare incompiuta”.

vedi articolo su:

Ansa

Corrire dell'Economia


 In relazione al XIX Rapporto sui rifiuti speciali di ISPRA (https://www.isprambiente.gov.it/it/events/presentazione-rapporto-rifiuti-speciali-edizione-2020#:~:text=n.,e%20sull'import%2Fexport.si riporta un interessante articolo che rileva  una situazione più volte denunciata dalla nostra associazione (v. comunicato stampa sopra): dall'analisi dei dati del rapporto ISPRA emerge inevitabilmente sempre di più la carenza degli impianti necessari per chiudere il cerchio dello smaltimento e del recupero.

Gli scarti aumentano più velocemente del Pil e l’export cresce del 13,7%

Crescono i rifiuti speciali prodotti in Italia, mentre calano gli impianti per gestirli

I dati Ispra smontano l’illusione dell’impatto zero: le operazioni di risanamento e trattamento rifiuti rappresentano la seconda voce di produzione di rifiuti speciali. 

[27 Maggio 2020 di Luca Aterini]

Nel 2018 l’Italia ha prodotto 173,7 milioni di tonnellate di rifiuti: 30,2 milioni di tonnellate sono rifiuti urbani, prodotti in primis nelle nostre case, mentre le rimanenti 143,5 milioni di tonnellate – come mostra il XIX Rapporto rifiuti speciali pubblicato ieri dall’Ispra – non siamo abituati a vederle. Eppure i rifiuti provenienti da attività industriali, commerciali, sanitarie eccetera rappresentano oltre tre quarti del totale. Il problema è che mentre i rifiuti prodotti continuano a crescere più velocemente del Pil, abbiamo a disposizione sempre meno impianti per gestirli in sicurezza.

I dati messi in fila dall’Ispra rappresentano la più accurata approssimazione del fenomeno disponibile (è frutto di stime il 44,9% della quantità complessiva dei rifiuti speciali), sufficiente per mettere a fuoco i trend in corso. Nel 2018 la produzione aumenta del 3,3% (circa 4,6 milioni di tonnellate) rispetto all’anno precedente, mentre gli impianti di gestione dei rifiuti speciali operativi segnano un netto calo: nello stesso periodo passano da 11.209 a 10.813 (di cui 6.232 situati al Nord, 1.880 al Centro e 2.701 al Sud).

È bene sottolineare che questo non sottende una gestione dei rifiuti speciali disastrosa, tutt’altro. Per i rifiuti speciali in Italia il recupero di materia è la forma di gestione predominante con il 67,7% (103,3 milioni di tonnellate); le operazioni di smaltimento rappresentano circa il 19,3% (30,7 milioni di tonnellate, di cui 11,9 milioni di tonnellate in discarica), mentre appaiono residuali il coincenerimento (1,3%), l’incenerimento (0,8%).

Gli stoccaggi rappresentano però sono sempre al 10,9% – tra “Messa in riserva” (16 milioni di tonnellate) e “Deposito preliminare” (602 mila tonnellate) – a testimoniare un’insufficiente capacità di gestione dei rifiuti prodotti; lo stesso vale per l’export, che riguarda 3,5 milioni di tonnellate ovvero il 2,4% della produzione totale di rifiuti speciali. Rispetto al 2017 il quantitativo totale esportato fa registrare un aumento del 13,7%, in particolare i rifiuti speciali pericolosi aumentano di oltre 261 mila tonnellate (+26,7%) e i rifiuti speciali non pericolosi di circa 159 mila tonnellate (+7,6%).

Cifre apparentemente piccole rispetto al totale, ma che rappresentano spie d’allarme per settori fondamentali dell’economia circolare nazionale.

Da dove arrivano infatti i rifiuti speciali prodotti in Italia? La prima fondamentale distinzione è tra rifiuti speciali non pericolosi (133,5 milioni di tonnellate) e pericolosi (10 milioni di tonnellate). Più nel dettaglio, dal settore costruzioni e demolizioni arriva il 42,5% del totale prodotto, seguito dalle attività di trattamento dei rifiuti e di risanamento – ad esempio, le bonifiche – con oltre 38 milioni di tonnellate (26,5% del totale) e dall’insieme delle attività manifatturiere (20%).

A leggerli bene, questi dati smontano definitivamente l’illusione dell’impatto zero. Anche dall’economia circolare esitano nuovi scarti, tanto che la gestione rifiuti e il risanamento rappresentano la seconda voce di produzione di rifiuti speciali (al proposito è utile ricordare anche che 10,5 milioni di tonnellate di rifiuti speciali derivano dal trattamento di rifiuti urbani).

Eppure questi rifiuti facciamo fatica ad accettarli. E infatti prendono spesso la via dell’export. Come già accennato il ricorso all’estero è in grande crescita nel 2018, e il 57% dei rifiuti esportati – soprattutto in Germania – sono “rifiuti prodotti da impianti di trattamento dei rifiuti, impianti di trattamento delle acque reflue fuori sito nonché dalla potabilizzazione dell’acqua e dalla sua preparazione per uso industriale”.

Un caso ormai tristemente celebre è quello dell’amianto. I rifiuti contenenti amianto prodotti in Italia sono pari, nel 2018, a 296 mila tonnellate; un dato collegato allo smantellamento dei manufatti e alle bonifiche, e non a caso in calo del 9,6% sull’anno. Le bonifiche non si fanno, infatti, anche perché non ci sono discariche dove smaltire in sicurezza i rifiuti contenenti amianto: sono ben 69 mila le tonnellate di queste rifiuti che vengono esportate per essere smaltite, a caro prezzo, praticamente tutte in Germania.

Da una parte dunque c’è l’Italia delle eccellenze industriali, che da sempre in un’ottica d’efficienza spinge per re-immettere nei cicli produttivi i propri scarti. Dall’altra c’è un Paese che non solo è incapace a disaccoppiare crescita del Pil e produzione di rifiuti – il rapporto Ispra testimonia a partire dal 2011 un «progressivo allontanamento» dagli obiettivi fissati dal relativo Programma nazionale di prevenzione – ma non riesce neanche a chiudere il cerchio dell’economia circolare sul proprio territorio, soffocato dalle sindromi Nimby e Nimto che bloccano la realizzazione di nuovi impianti. È giunto il momento di scegliere da che parte stare.

 


Emergenza stoccaggi: appello delle Piattaforme e delle Associazioni alle Istituzioni 

In considerazione dell’emergenza relativa agli stoccaggi presso le piattaforme, la nostra associazione AMIS (Associazione imprese gestione rifiuti), APEC (Associazione piattaforme economia circolare), ASSOPIREC (Associazione delle piattaforme di recupero), e FISE Unicircular (l’Associazione delle imprese dell’economia circolare)  hanno chiesto al Ministro dell’Ambiente l’istituzione urgente di un Tavolo tecnico di confronto tra Istituzioni e piattaforme del riciclo, anche al fine di scongiurare il concreto e diffuso rischio di blocco delle raccolte differenziate.

Nella lettera, esse ribadiscono al Ministro le misure necessarie per uscire dall’emergenza, in breve:

  • promuovere l'adeguamento e il miglioramento tecnico degli impianti con opportuni incentivi;
  • avviare a soluzione il problema della carenza degli sbocchi di mercato attraverso lo snellimento delle procedure per l’export, il coinvolgimento del sistema Conai e misure di sostegno all’acquisto dei prodotti riciclati;
  • facilitare lo smaltimento degli scarti di lavorazione delle aziende del riciclo e rispondere al crescente fabbisogno impiantistico;
  • in via straordinaria ed urgente, fare fronte alle limitazioni autorizzative degli stoccaggi per evitare il blocco dei conferimenti e, di conseguenza, delle raccolte differenziate;
  • prevedere una congrua rappresentanza degli operatori del settore negli organi di governo del sistema nel suo complesso e delle singole filiere.

A fronte di quanto sopra, la Senatrice Maria Alessandra Gallone (FI) ha presentato un’interrogazione parlamentare sull’istituzione di un tavolo tecnico per affrontare le problematiche relative al riciclo dei rifiuti e alla transizione verso un modello di economia circolare, riportando nello specifico tutte le proposte avanzate dalle piattaforme nella loro nota al Ministro dell’ambiente, per chiedere allo stesso Ministro di accogliere la richiesta delle Associazioni di categoria, e più in generale per sapere quali iniziative stia mettendo in campo per risolvere le problematiche del settore.

In allegato il testo della lettera congiunta delle Associazioni delle piattaforme e il testo dell’interrogazione a firma Gallone.

06.04.2020

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